Alberto Durante

architetto


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2006 IL COLORE NEI CENTRI STORICI NELLE AREE PROTETTE DEL LAZIO, Bomarzo

 

REGIONE LAZIO

CRITERI PER LA COLORITURA DELLE FACCIATE DEGLI EDIFICI NEI CENTRI STORICI RICADENTI NELLE AREE PROTETTE DEL LAZIO

Il lavoro si compone di due parti tra loro interrelate e conseguenti. La prima riguarda i lavori di “piccolo restauro” di cui molte facciate abbisognano prima ancora della coloritura che ne costituisce l’espressione finale dell’intervento e riguarda la seconda parte del lavoro.

La complessità e la molteplicità degli aspetti da prendere in considerazione presuppone un’approfondita conoscenza storica e morfologico – insediativa  del centro, contenuto in una serie di analisi propedeutiche riguardanti la perimetrazione del tessuto urbano storico, dei comparti di cui si compone e l’individuazione delle emergenze architettoniche.

Il recupero e /o la conservazione di quell’identità storica, la continuità col “cantiere tradizionale”, al conoscenza e la capacità di parlare il linguaggio dell’architettura antica e soprattutto nella versione di “dialetto locale”, la consonanza tra nuovo e vecchio, costituiscono i principali tra i criteri generali, che prevedono alcune importanti distinzioni su cui si fonda il lavoro, articolato su due scale di interventi, quella urbanistica – ambientale e quella edilizia.

Per quanto riguarda la prima si è distinto il “dentro”, che comprende l’insieme delle facciate che delimitano gli spazi pubblici interni dei paesi, ovvero il reticolo delle strade e delle piazze che compongono i cosidetti “vuoti” urbani dentro ai quali si svolge correntemente la vita sociale del paese, ovvero il Centro Storico inteso come monumento urbanistico.

Il “fuori” comprende l’insieme delle facciate che compongono il margine esterno dei centri, strettamente interconnesso con il sito naturale che ospita l’insediamento e aperto verso il paesaggio e l’ambiente circostante, ovvero il Centro Storico come monumento ambientale e paesistico.

L’elevata qualità dell’ambiente naturale presente nell’area protetta impone un’attenzione tutta particolare al rapporto esistente tra il sito e il centro che vi è sorto, tra natura e architettura. Dunque è nella cura dedicata all’immagine del “fuori”, all’immagine esterna del centro storico ed alla sua percezione nel contesto ambientale, che si evidenzia in modo particolare l’intervento che deve essere posto in essere nel recupero dei centri storici in aree protette, è più in generale in aree di particolare interesse paesistico – ambientale.

Alla scala edilizia i criteri principali riguardano le distinzioni tra facciata e fianchi, tra superfici di fondo e apparato decorativo, tra facciate e volumi addossati, aggiunti o superfetati, che determinano modi di intervento non omologabili.

Nella seconda parte del lavoro a questo si aggiunge l’intonazione cromatica che accomuna sito e insediamento, che si configurano come un’unica ed inscindibile unità ambientale. La conservazione di quest’ultimo aspetto costituisce la parte principale del lavoro, ed anche a questo riguardo la scelta di Bomarzo è significativa. Infatti sebbene l’insieme sia molto conservato, alcuni interventi recenti dimostrano in modo eclatante l’importanza di distinguere nella tipologia degli interventi il “dentro” dal “fuori” e come azioni corrette nel primo possano rivelarsi distruttive dell’unità ambientale del secondo.

Infatti la distinzione evidenziata tra “il dentro” e “il fuori” comporta approcci progettuali differenziati seppur complementari, sia per quanto riguarda le modalità di finitura, sia per quanto riguarda la coloritura.